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Big dell’edilizia più forti all’estero

un articolo del prof. Aldo Norsa ne Il Sole 24 ore sui risultati del recente seminario Ance che ha illustrato casi di successo all'estero dell'imprese italiane nel mondo delle costruzioni

“Nel primo semestre 2016 le maggiori imprese italiane di costruzioni hanno vinto gare per 2,9 miliardi nei Paesi più industrializzati (Usa, Canada, Australia, Europa Occidentale). Ben un terzo più del corrispondente periodo 2015. Questo exploit corona un decennio di crescente penetrazione nei mercati più difficili (ma anche meno rischiosi e più redditizi) per 17 campioni nazionali che hanno scelto di contrastare così la debolezza del mercato interno. Sfatando il tradizionale detto: “le imprese italiane sono forti nei Paesi deboli e deboli nei Paesi forti”. Non solo ma in questi mercati si delineano sinergie tra imprese di costruzioni e società di ingegneria, entrambe intente ad approfittare della rottura di cartelli nazionali oggi invisi alle committenze perché alzano i prezzi.

Il punto è stato fatto lo scorso 12 luglio a Roma, all’Ance, in un seminario che ha illustrato casi di successo a fronte di un’imprenditorialità nazionale agguerrita in contesti che godono di regole e di finanziamenti certi. Partendo da una base dati, appositamente redatta dalla società Guamari, che include 141 contratti di costruzioni negli ultimi dieci anni (che valgono 21,1 miliardi) e “mappa” 27 filiali di società di ingegneria (rispettivamente in 17 e 12 Paesi).

Per quanto riguarda le costruzioni il “bottino” vale un 20% di quanto il sistema Italia conquista ogni anno nel mondo. Quanto alla presenza territoriale, i Paesi sui quali si concentrano i costruttori italiani sono gli Usa (23,1%), la Svizzera (18%), l’Australia (12,6%), Monaco (9,9%), la Francia e la Danimarca (entrambe con il 9%). Una curiosità: “Brexit” non sembra preoccupare visto lo scarso peso dei contratti italiani nel Regno Unito nel decennio (0,4%). Limitandoci all’ultimo semestre, Salini Impregilo in marzo ha firmato, tramite Lane, società acquistata lo scorso novembre, il contratto per la progettazione e realizzazione della ferroviaria Purple Line, (600 milioni di dollari pro quota) nel Maryland (Usa) e in aprile quello per la progettazione, realizzazione e manutenzione decennale del Forrestfield – Airport Link a Perth in Australia (792 milioni). Pizzarotti si conferma molto attiva in Francia e a Monaco aggiudicandosi la realizzazione dell’ospedale Sainte Marie di Nizza (111 milioni); alcuni lotti del progetto metro-ferroviario Grand Paris per la realizzazione delle stazioni di Mairie des Lilas e Haussmann Saint Lazare, di un deposito sotterraneo e l’estensione della linea metropolitana 11 (393 milioni pro quota) e, nel Principato, il grande progetto di estensione a mare con opere infrastrutturali ed edili per 900 milioni. In Grecia la specialistica Bonatti in joint venture con J&P Avax ha acquisito due lotti del Trans Adriatic Pipeline della lunghezza di 360 km (236 milioni). E infine l’altra specialistica Cimolai realizzerà in Francia il tetto scorrevole del nuovo stadio tennistico Roland Garros (38 milioni) e negli Usa la torre A del complesso residenziale Hudson Yards a New York (101 milioni).

Nel caso dell’ingegneria, in cui più che i contratti contano gli insediamenti stabili, nell’ultimo semestre la novità è D’Appolonia, che, tramite il facoltoso gruppo Rina a cui appartiene dal 2011, ha comprato, malgrado la sorpresa “Brexit”, una società multisettoriale: l’inglese Edif attiva nella consulenza tecnico-economica e nelle ispezioni). Ma era stata preceduta da NET Engineering, che addirittura nel 2007 aveva comprato la tedesca Spiekermann, con la quale è in corso una sempre maggiore integrazione.”


Aldo Norsa – Il Sole 24 Ore – 25 luglio, 2016